Ricordi di infanzia! Accadeva che mamma o papa ti portavano a giocare al parco. Roma ha degli spazi verdi meravigliosi, chiamate “ville” perchè un tempo residenza privata di principi e ducaconti e marchesi… solitamente nelle famiglie italiane una severa regola dell’educazione imponeva, in caso di marachella all’aperto, la conseguente minaccia di punizione retroattiva al fine di mettere in riga l’infante biricchino.
Una situazione scomoda. Forse abbiamo osato troppo? A volte mettere i piedi in due scarpe non è l'atteggiamento migliore, il rischio è quello di non ottenere nulla di buono se non si è chiari e dirimenti. La saggezza popolare porta sempre buoni consigli.
Si può usare in vari modi. In genere è un epiteto rivolto a chi ha subito un invecchiamento rapido ed evidente tale da avere un aspetto piuttosto raggrinzito proprio della carta pecora (materiale prodotto attraverso la lavorazione della pelle di pecora, su cui un tempo si usava scrivere). Allo stesso modo si può intendere da un punto di vista "spirituale", rivolto a chi ha un cuore inaridito, e irrigidito in schemi ormai sorpassati. Dare a qualcuno dell'incartapecorito altresi può essere una esortazione a sbloccarsi. La carta pecora è rigida e rugosa, si può rivolgere dunque a chi, in un particolare momento, rimane incantato senza proferire parola. es. Svegliati! Ma che ti sei incartapecorito?
O che tutti o alcuni dei giocatori non hanno messo la propria puntata o l'eventuale sommadovuta a seguito di una mano perdente al centro del tavolo (nella posta). O più in generale che le proprie risorse finanziarie sono agli sgoccioli indicando una certa scarsità economica. Alla quale probabilmente si associa la conseguente mancanza di cibo, e quando un piatto è vuoto... si intuisce... è triste e finisce per lacrimare...
Di male in peggio. Si usa soprattutto quando proviamo a risolvere una situazione complicata e come risultato ci troviamo a dover affrontare circostanze ben più aspre... e per giunta al contesto sfavorevole si aggiunge lo sconforto per non essere stati in grado di risolvere il problema. In ogni caso tranquilli... già nella padella saremmo comunque finiti stracotti... forse anche più lentamente, quindi con pena prolungata nel tempo...
Combinazione umana di posizioni, che si attua tra due persone (in cui una porta a cavacecio l'altro) ponendo le gambe a cavallo del collo o anche l'inero busto sulle spalle (come fosse uno zainetto).
Di solito si mette in atto quando qualcuno è impossibilitato a camminare, o per lo meno molto stanco.
Lo si fa con i bambini (spesso), anche per permettere loro una visione da posizione più elevata.
Insomma una parola che esprime mutua solidarietà, e tutto il bello di aiutare e di aiutarsi. Nessuno sa da dove venga esattamente (perchè mai dovremmo cavare un legume per essere portati sulle spalle?), ma questa volta ce la teniamo così, senza indagare oltre, in tutta la sua fattiva poesia...
O se preferite: la pazienza ha un limite. E a volte se qualcuno si inalbera anche per una piccola cosa (una goccia) è perché molte altre precedenti gocce hanno riempito il vaso della sopportazione. Quindi se la reazione appare spropositata non ci limitiamo a confrontarla con l'ultimo episodio ma con la serie intera. E' importante ai fini delle relazioni interpersonali e della mutua comprensione.
Disse il saggio...
Se non si tratta di una cosa poco ci manca. Si usa in genere commentando due accadimenti o anche due oggetti che, sebbene chiamati in modo diverso, sono alla fin fine la stessa cosa…
E’ risaputo che non bisogna giudicare una persona da come appare. Poi se pensate a chi si veste da frate a carnevale avrete ancora piu’ chiaro il concetto.
Dietro questa affermazione si cela una visione piuttosto negativa della vita, perchè l’erba cresce lenta e il cavallo potrebbe morire di fame da un momento all’altro.
Più semplicemente diciamo “Aspetta e spera”, con la convinzione che potremmo pur sempre aspettare invano. Un po’ triste vero?