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L’hai servita su un piatto d’argento

You served on a silver plate

A volte, a seguito di un’affermazione, viene quasi naturale dare una certa risposta, spesso ironica o carica di un più o meno velato sarcasmo.
La risposta (o battuta o commento) dunque viene servita su un piatto d’argento. Ovvero siamo messi, dal nostro interlocutore, in condizione di dare una risposta che sembra quasi necessaria, o comunque strettamente consequenziale.
Questo ci insegna a valutare le nostre parole anche in relazione alla conseguente risposta che potrebbero scaturire, al punto di decidere o meno, se servire la risposta su un lucente piatto d’argento.

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A casa facciamo i conti

At home we calculate

Ricordi di infanzia! Accadeva che mamma o papa ti portavano a giocare al parco. Roma ha degli spazi verdi meravigliosi, chiamate “ville” perchè un tempo residenza privata di principi e ducaconti e marchesi… solitamente nelle famiglie italiane una severa regola dell’educazione imponeva, in caso di marachella all’aperto, la conseguente minaccia di punizione retroattiva al fine di mettere in riga l’infante biricchino.

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Ma dando vieni? Dalla montagna del sapone?

But where do you come from? From the Soap Mountain?

Storia interessante… si diceva così a Roma nei tempi de “na vorta”. “Magnà er sapone” cioè fare le bolle dalla bocca. Bolle = Aria (tralaltro profumata). Mancanza di consistenza. Ovvero dire fandonie. Adulare. Truffare, imbrogliare.
E così accadde che, durante il fascismo, il Duce, impegnato in solerti spostamenti di interi quartieri, promise nuove e sfavillanti case agli sfollati, costruite nella collinosa borgata di Primavalle.
Questo valoroso quartiere Romano un po’ più alto del solito rispetto al resto, si guadagnò così l’appellativo di “montagna del sapone”, a causa della truffa con cui il dittatore mascellone li aveva raggirati. Così… chi viene dalla montagna del sapone è un ingenuo, un po’ credulone, e più in genere una vittima inconsapevole (se non altro in un primo momento visto che ben presto i Primavallesi si accorsero di quanto vacue fossero, come sempre, le parole dei politicanti).

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Con tutte le scarpe

With all the shoes

Ci sei cascato con tutte le scarpe. Hai vissuto questa esperienza pienamente. Pagandone però le conseguenze. In genere si fa riferimento ad uno scherzo e la metafora ci riporta al fiume, dove se si cade con tutte le scarpe dentro non è poi una bella cosa. Infatti è bello a volte credere in qualcosa con tutti noi stessi, ma altrettanto saggio è andarci cauti, ed eventualmente scalzi…

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Pe’ puzza e pe’ miracolo

By bad smell and by miracle

E’ bastato o basterà veramente poco per ottenere un qual certo risultato. Una inconsistente distanza ha separato il successo dal fallimento. Inoltre l’avvento di forze divine ha provveduto a risolvere la situazione, e di certo non è cosa frequente. In sostanza ci vuole più impegno, altrimenti non ce la faremo.

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Bella/o su tutte le rote

Beautiful on all wheels

Complimento di gran stile! Il riferimento è alle ruote del lotto. Infatti ogni città “importante” ha la sua specifica ruota della fortuna e quindi la sua propria lotteria. Da sempre la sorte si collega alla bellezza e all’amore, in un viscerale intreccio costante nell’arco delle nostre esistenze. Talvolta la fortuna al gioco non va di pari passo con l’amore (fortunato al gioco, sfortunato in amore) e allo stesso tempo si dice che le grazie della dea bendata non fanno alcuna discriminazione (la fortuna è cieca).
E’ un intreccio ancestrale che dopo secoli di stretta relazione, giocando un ruolo di prim’ordine all’interno della vita, arriva a ricordarci che una donna o un uomo possono essere belli su tutte le rote, quindi in ogni città, ovunque si trovano non temono confronti.
Laddove la ruota gira, la bellezza può rimanere un dato inconfutabile, pur soggettivamente parlando.

Tot: 1 Avg: 4
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La goccia che fa traboccare il vaso

The drop that overflows the vase

O se preferite: la pazienza ha un limite. E a volte se qualcuno si inalbera anche per una piccola cosa (una goccia) è perché molte altre precedenti gocce hanno riempito il vaso della sopportazione. Quindi se la reazione appare spropositata non ci limitiamo a confrontarla con l’ultimo episodio ma con la serie intera. E’ importante ai fini delle relazioni interpersonali e della mutua comprensione.
Disse il saggio…

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Incartapecorito

Inpapersheeped

Si può usare in vari modi. In genere è un epiteto rivolto a chi ha subito un invecchiamento rapido ed evidente tale da avere un aspetto piuttosto raggrinzito proprio della carta pecora (materiale prodotto attraverso la lavorazione della pelle di pecora, su cui un tempo si usava scrivere). Allo stesso modo si può intendere da un punto di vista “spirituale”, rivolto a chi ha un cuore inaridito, e irrigidito in schemi ormai sorpassati. Dare a qualcuno dell’incartapecorito altresi può essere una esortazione a sbloccarsi. La carta pecora è rigida e rugosa, si può rivolgere dunque a chi, in un particolare momento, rimane incantato senza proferire parola. es. Svegliati! Ma che ti sei incartapecorito?

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Un cavaliere tra due dame fa la figura del salame

A knight between two ladies looks like salami

E allo stesso modo direi che una dama fra due cavalieri fa una figura altrettanto brutta.
La chiarezza è alla base dei rapporti! Non è forse così? Una prolungata condizione di indecisione ci si ritorce facilmente contro. Avere due dame (o due cavalieri) può lasciar intendere che, non solo non siamo capaci di scegliere, ma che probabilmente non siamo stati scelti pur avendo avuto una doppia possibilità.

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Mai una gioia

Never a joy

Quando una piccola frase riesce ad esprimere alla perfezione un complesso stato d’animo di disillusione e pessimismo.
Una esistenziale presa di coscienza che, a volte, nella vita, le condizioni sono avverse all’inverosimile, e, apparentemente conducono ad un destino ineluttabile. E in fondo, anche una flebile luce di speranza, che lascia trasparire che le cose prima o poi cambieranno.

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